Il nostro viaggio in Namibia lo dobbiamo sicuramente annoverare sicuramente fra i migliori da noi fatti fino ad oggi. Pur essendo amanti delle vacanze fai-da-te, le nostre mete sono sempre state luoghi “civilizzati” come il Nord America e l'Europa, soprattutto dopo l'arrivo di nostra figlia.
Quando è stato il momento di dare una svolta alla nostra esperienza di viaggiatori, la Namibia ci è parsa la destinazione più adatta. Dopo aver studiato per bene tutti gli aspetti di una vacanza itinerante in Africa, con bimba di 6 anni al seguito, grazie anche ai consigli di altri Turisti Per Caso, ci siamo decisi a prenotare prima il volo e poi i vari lodge / hotel.
Dovendo viaggiare in agosto, il periodo si è rivelato eccezionale, anche se ci troviamo a sud del mondo: clima secco piacevolmente caldo di giorno ma freddo di notte, anche se le giornate sono piuttosto corte e la notte cala velocemente. Tirando le somme: (quasi) niente zanzare e rischio praticamente nullo per la malaria. Se fosse stato d'obbligo fare la profilassi, sicuramente avremmo rinunciato a questo viaggio.

 

5 e 6 Agosto 2009

il volo parte puntuale da Monaco alle 21:00, ottimo il servizio della compagnia aerea ( mai utilizzata prima ). Si dorme poco ma il trasferimento si rivela eccezionale, per via dell'assenza di scali intermedi. Da notare che altre compagnie proponevano tratte con 1 o 2 coincidenze a prezzi esorbitanti ! Alle 06:00 circa arriviamo a destinazione, al check-point notiamo che altri turisti trentini erano sullo stesso volo, tutti gli altri sono germanici … dopo il controllo passaporti da parte di una poliziotta parecchio scorbutica, ci troviamo nell'area arrivi ad aspettare che qualcuno ci venga a prendere. Passa una mezz'oretta, durante la quale approfittiamo per cambiare gli euro in valuta namibiana allo sportello Thomas Cook, dopo di che arriva il nostro accompagnatore che ci porta alla Namibia Car Rental -NCR per il ritiro dell'auto.
Fuori dal terminal proviamo i primi brividi di freddo … ma ciò è normale perché sono appena le 7:00 del mattino! Durante il tragitto verso la capitale, “sintonizziamo” i nostri cellulari ( la copertura è buona soprattutto nei dintorni dei centri abitati ); per l'occasione attiviamo il piano tariffario FreeRoaming che ci permetterà di usare il telefonino in diverse occasioni – con rimborso del traffico dopo 30 giorni -.
Abituati alla celerità del servizio noleggio-auto in altri viaggi, ci troviamo subito a fare i conti con il ritmo namibiano (al quale faticheremo ad abituarci nei primi giorni, soprattutto in occasione dei pasti ). Espletate le “formalità” e firmati i documenti, partiamo con il nostro 4x4 alla volta della Guest House prenotata per questa prima notte, la quale dista a pochi chilometri. Durante il breve tragitto cerchiamo di fare i conti con la guida a sinistra, facendo attenzione agli incroci a non imboccare le strade contromano. Per fortuna è domenica mattina e il traffico è minimo.
Dopo aver lasciato i bagagli al Terra Africa ci incontriamo con Agnes, una ragazza austriaca che lavora da anni in Namibia come guida turistica. Oltre a ciò, è impegnata nell'organizzazione Mammadu Trust che si occupa di dare un’opportunità di vita migliore agli orfani di Windhoek. Dopo una capatina in centro e una buona colazione in un delizioso locale all'aperto, ci rechiamo in uno dei più grandi supermercati della città per fare la spesa. Anche se siamo consapevoli che è veramente poco, vogliamo donare beni di prima necessità ai bambini di Agnes. Molto commovente è stato l'incontro con alcuni di loro in una baracca alla periferia di Windhoek: le preghiere di benedizione per i sacchetti pieni di cibo e i loro sorrisi di ringraziamento ci hanno toccato il cuore !
Visto che siamo stanchi per il lungo viaggio e Windhoek non ci pare particolarmente attraente, decidiamo di rientrare in hotel. Il Terra Africa è molto accogliente e le stanze sono carine e pulite. Quindi trascorriamo il resto del pomeriggio a crogiolarci e rilassarci al sole a bordo della piccola piscina ( l'acqua però è gelida ). Inizia così l'ambientamento africano, agevolato dal fatto che c'è una sola ora di fuso orario con l'Italia …
Ceniamo presto e alle 21:30 andiamo a dormire.

 

7 Agosto 2009

Ci alziamo di buonora con l’entusiasmo alle stelle: la nostra vacanza sta per iniziare sul serio … oggi ci attendono circa 500 km, uno dei tragitti più lunghi di tutto l’itinerario, ma fortunatamente la strada fino a Keetmanshoop è tutta asfaltata. Peccato che la colazione ( come pure la cena di ieri sera ! ) non sia un granché di particolare; eppure questo posto è così intimo e curato che mi è difficile comprendere come mai l’aspetto cibo non sia considerato con la stessa importanza. O forse è il gusto difficile di noi italiani all’estero …
Lasciamo Windhoek e già dopo alcuni chilometri intravediamo tra la bassa vegetazione che fiancheggia la B1 un gruppo di babbuini. A parte questo fugace incontro, il paesaggio non è particolarmente interessante: tutt’intorno è piatto e desolato, solamente i plateau in lontananza movimentano un po’ il panorama. Dopo uno stop a Hardap Dam, dobbiamo fermarci a Mariental per fare rifornimento e per una spesa essenziale al supermarket Spar (pane, formaggio, frutta e acqua ) lasciata la cittadina decidiamo di consumare il nostro pasto lungo la strada, in una di quelle piazzole di sosta con ombrellone e tavolino.
Arriviamo a destinazione verso le 16:30. L’hotel Birds Mansion si trova proprio in città e lo troviamo al primo colpo. Poiché le stanze non sono ancora pronte, e non ci fidiamo a lasciare i bagagli alla reception, perdiamo un po’ del nostro prezioso tempo ma alla fine riusciamo ad andare al Quiver Tree Nat’l Forest, almeno per vedere i meravigliosi alberi faretra con i colori del tramonto. In un batter d’occhio diventa buio pesto e bisogna prestare la massima attenzione a non perdersi, le strade namibiane infatti non sono dotate di illuminazione.
Al rientro in hotel ci concediamo un idromassaggio rilassante nella nostra spaziosissima stanza         ( forse in passato era un magazzino per via dei soffitti alti e per la strana collocazione delle finestre ) e poi andiamo a cena. A differenza di ieri, restiamo particolarmente soddisfatti del pasto, servito da cameriere gentilissime in un locale spartano, spoglio e male illuminato … Le alte aspettative fregano sempre !

 

8 Agosto 2009

Dopo un’abbondante colazione a buffet, consumata in compagnia di un enorme gatto certosino di nome Felix e di due coppie di italiani, lasciamo l’hotel.
Stiamo andando verso sud e il clima fresco si sente maggiormente; la tappa più importante di oggi è il Fish River Canyon, il secondo canyon più esteso del pianeta, dopo ovviamente il Grand Canyon in Arizona. Prima di lasciare la cittadina di Keetmanshoop facciamo un altro rifornimento in quanto per i prossimi 200 km non avremo tante possibilità. Per raggiungere il canyon passiamo da Seeheim, per una distanza di circa 100 km di sterrato. Viste le notevoli distanze sarebbe opportuno trovare una sistemazione nelle vicinanze, ma noi abbiamo una prenotazione a Aus, quindi la visita in questo luogo si riduce al View Point, dove consumiamo un pranzo al sacco a base di frutta secca e mele, ed a una piccola escursione nei dintorni, durante la quale incontriamo gli stessi turisti milanesi di questa mattina in hotel ed un gruppetto di Trento. Com’è piccolo il mondo !
Questo posto è bellissimo e la voragine immensa che si apre sotto di noi meriterebbe maggior tempo per essere esplorata, cosa che noi non abbiamo in quanto dobbiamo arrivare a Aus prima che diventi notte…
Il lungo tragitto sulla B4, pure questa asfaltata, ci regala panorami mozzafiato con colori meravigliosi, grazie anche alla luce particolarmente intrigante del tardo pomeriggio. Le auto che transitano sono rare e questo rende il tutto ancora più suggestivo.
Arriviamo a Aus che è già buio e ovviamente imbocchiamo la strada sbagliata. Fortunatamente siamo in un piccolo centro abitato e riusciamo a trovare qualcuno che ci dia la giusta indicazione; nel giro di 10 minuti arriviamo alla reception del Klein Aus Vista. Già dall’esterno si riesce ad avere un’idea della bellezza di questo lodge, ma nulla fa presagire a quello che succederà… Eagle’s Nest Chalets si trovano a 20 minuti d’auto dal corpo principale e per raggiungerli dobbiamo salire una stradina sterrata e stretta. Le indicazioni sono ben visibili, nonostante sia buio pesto al nostro arrivo riusciamo a intravedere un gruppo di casette perfettamente incastonate nelle rocce. Salutiamo Giuliano e Ornella che alloggiano al Rock, mentre noi siamo al Desert Vista, l’ultimo chalet a qualche centinaio di metri da loro. Meravigliosa è l’idea che qui ci staremo per due notti.
Ci sistemiamo in fretta per poi ritornare a valle, prima che il ristorante chiuda. Il locale è molto caratteristico e ovunque si possono vedere oggetti artigianali e sculture africane. Per la prima volta troviamo molta gente, ma la confusione e il chiacchiericcio multilingue in sottofondo rendono ancor più piacevole l’atmosfera; il buffet ben assortito soddisfa il nostro appetito poi con calma ce ne ritorniamo ai nostri alloggi. Il buio totale attorno ci dà la possibilità di ammirare il magnifico cielo stellato africano che tanti altri prima di noi hanno decantato: si ha l’impressione di toccare le stelle con un dito… un’esperienza superlativa, direi.

 

9 Agosto 2009

La notte appena trascorsa è stata ritemprante, a parte il fastidioso ronzio di un paio di zanzare. Fortunatamente i letti erano dotati di provvidenziale zanzariera, che dava anche quel tocco romantico alla stanza. Volendo lo chalet dispone di angolo cucina, che però noi non abbiamo mai utilizzato. Le prime luci del giorno ci regalano una vista mozzafiato sull’immensa savana sotto di noi, punteggiata qua e là da piante di acacia. In lontananza possiamo scorgere alcuni cavalli, dovrebbero essere i cavalli selvaggi del Garub… Nel tragitto per raggiungere il ristorante, facciamo diverse soste per fotografare questo paesaggio, merita davvero. Terminata la deliziosa prima colazione ci facciamo preparare dei cestini per il viaggio; oggi ci spingiamo verso la costa. Tra andata e ritorno dobbiamo percorrere oltre 200 km e, se la cittadina di Luederitz ci ha lasciato piuttosto indifferenti, non possiamo dire altrettanto per i colori del paesaggio e la natura incontaminata che si attraversa. Anche la sosta a Garub è stata interessante: i famosi cavalli selvaggi erano lì numerosi ad attenderci. Non ci siamo avvicinati troppo per timore di disturbarli, ma erano troppo belli !
Sarà perché è domenica, ma oggi Luederitz si presenta come una ghost-town: non si trova un negozio aperto e di ristoranti nemmeno l’ombra. Le persone in giro sono pochissime, turisti ancora meno … appena scesi dall’auto veniamo avvicinati da due ragazzi che hanno “voglia” di attaccare bottone con noi ( o vogliono qualcos’altro ? ), noi stiamo all’erta e sulla difensiva – l’attrezzatura fotografica che ci portiamo appresso è certamente un appetitoso bocconcino per i malintenzionati – poco dopo ci salutano e se ne vanno. Siamo nella zona del porto, alcune panchine con tavolini al riparo dal vento e un tiepido sole ci invitano a fare pic-nic con i lunch-bags acquistati prima di partire. Un giretto in altalena per Alice e una camminata sul molo, poi decidiamo di fare una passeggiata per questa città. Notiamo che gli edifici mantengono ancora molti tratti tedeschi, lo stile jugengstil è presente ovunque, compresa Felsenkirche, la chiesa luterana in Hoher Strasse.
Non trovando spunti particolari, riprendiamo la macchina e ripartiamo, siccome non abbiamo tanta voglia di avventurarci lungo la costa, decidiamo di ritornare verso Aus. Rimaniamo ancora una volta sbalorditi per l’intensità dei colori del paesaggio; gli avvistamenti di animali si limitano agli struzzi e a qualche orice.
Verso le 17:00 siamo di nuovo al Klein Aus Vista. Mentre ceniamo in un tavolo appartato, e lontano dalla ressa, riusciamo a ricaricare le batterie di cellulari e macchine fotografiche in una postazione appositamente allestita per i visitatori ( le stanze infatti non sono dotate di prese di corrente ).

 

10 Agosto 2009

Facciamo i bagagli: la destinazione di oggi è Sesriem. Dopo una buonissima colazione, verso le 9:00 saliamo in auto e partiamo. Le strade percorse sono la C13 e la D707, ovviamente sterrate e poco frequentate. Quest’ultima è particolarmente suggestiva in quanto il colore predominante è il rosso, la terra battuta della strada è in netto contrasto con i colori della vegetazione circostante e numerosi sono gli spunti fotografici. Lo sterrato in Namibia è facilmente percorribile tenendo con una buona andatura e, di rado, abbiamo avuto problemi. A dire il vero è molto più divertente guidare su questo tipo di fondo. Certo, si deve evitare di imboccare strade non segnate sulla cartina, inoltre noi non ci siamo spinti nelle zone più remote e più selvagge dello stato, come il nord e il Caprivi. Lì, sono certa, bisogna avere un’attitudine da allenati avventurieri, e noi non ce la siamo sentita di arrivare fino a lassù con una compagna di viaggio “junior”.
Verso l’ora di pranzo iniziamo a tenere d’occhio i rari cartelli lungo la strada e appena scorgiamo il simbolo internazionale del ristorante ( coltello e forchetta incrociate ) imbocchiamo la deviazione. Dopo aver percorso circa 20 Km e aperto/chiuso vari cancelli, arriviamo alla Farm. Con grande sconforto veniamo informati che la cucina è aperta solo per gli ospiti fissi; dopo aver visto le nostre facce imploranti acconsentono a prepararci dei sandwiches. Quando è stato il momento di pagare, rimango piacevolmente sorpresa di spendere solo $80, anche perché per prepararceli ci hanno impiegato una buona mezz’ora.
Arrivati nella cittadina di Betta facciamo ovviamente benzina e acquistiamo bibite fresche. Qui ci sarebbe il bivio per Schloss Duwisib, ma decidiamo di proseguire verso il Namib Rand Nature Reserve. E’ proprio da qui in poi che iniziamo a scorgere per la prima volta tanti animali africani tutti assieme ( springbok, orici, zebre ). Il paesaggio è bellissimo e la luce particolare del tramonto lo rende ancor più suggestivo. Dobbiamo affrettarci … la notte cala prestissimo.
Alle 18:00 nel buio più totale scorgiamo le luci del nostro lodge; a differenza degli altri è sontuoso e curato nei dettagli e si ha quasi l’impressione di essere arrivati in uno di quei resorts visti a Sharm El Sheik ( se non altro qui manca l’assillante presenza degli animatori ). Stanchi e affamati ci affrettiamo a fare la registrazione, dopo un delizioso e gradito drink di benvenuto, ci consegnano le chiavi dei nostri alloggi. Restiamo molto affascinati per la struttura della stanza: un bungalow fatto a metà di mattoni e per l’altra metà da una tenda: sotto quest’ultima si trovano i letti. A noi è piaciuta molto questa sistemazione: accogliente ed elegante e non spartana come potrebbe sembrare.
La cena mi ha lasciato di stucco: si mangia esclusivamente all’aperto ( e non è proprio caldo ), la sola illuminazione, oltre i lampioncini nelle zone buffet, sono le candele ai tavoli. Altra cosa impressionante è la scelta quasi infinita di pietanze: la carne cotta al momento sembra una vera attrattiva per chiunque e chi l’ha mangiata assicura che è la migliore fino ad oggi assaggiata … Alice ha molto apprezzato quella di zebra e kudu; non le abbiamo detto la provenienza, altrimenti sarebbe diventata vegetariana come la mamma !
Prenotiamo i cestini per il pranzo dell’indomani e facciamo un giretto di ricognizione al bar e in piscina ( anche qua la presenza dei nostri connazionali si nota ). Andiamo quindi a dormire con il pensiero per la grande levataccia che ci attenderà il giorno dopo.

 

11 Agosto 2009

Come da programma, la sveglia è prima delle 5:00. Ci copriamo vestendoci a strati: nelle prime ore del mattino fa davvero freddo. Con sorpresa la colazione viene servita all'esterno nella semi-oscurità ( non è il massimo mangiare pane imburrato e bere del caffelatte con i guanti di pile ! ). I turisti che sono in partenza per la visita al Namib-Naukluft NP sono parecchi e, con i nostri lunch-bags, ci avviamo verso l'entrata del parco. I cancelli aprono alle... ma già a quell'ora troviamo una fila interminabile di auto in sosta: ora è necessario recarsi all'ufficio e fare una coda ordinata per acquistare il biglietto d'ingresso. L'unica addetta al banco procede con la velocità di una lumaca, e appena ritirato il sospirato foglietto tutti corrono verso la propria auto. Sicuramente le ore migliori per fotografare le dune sono quelle della mattina, ma dato che sono 60 i chilometri da percorrere per arrivare a Soussusvlei, questa corsa è del tutto ingiustificata.
Già dopo un breve percorso, alla nostra vista appaiono le prime bellissime dune rosse. Ad ogni piè sospinto si crea un occasione per scattare foto: lo spettacolo dell’ombra che oscura la seconda metà di queste “montagne mobili” è un effetto che svanisce con il passare delle ore, purtroppo … Nonostante il notevole flusso di visitatori incontrati all'ingresso, durante il tragitto si ha spesso l'impressione di vera solitudine e di silenzio. Non è ovviamente così quando si arriva al parcheggio sotto la Duna 45. Come molti altri turisti intraprendiamo la salita della famosa duna; Alice è la capo-spedizione e procede a ritmo spedito, noi ci soffermiamo più volte a scattare foto del paesaggio sottostante e, man a mano che ci si avvicina alla “vetta”, ci si rende conto dell'immensità che ci circonda. Terminata la risalita facciamo una sosta seduti sulla cresta sabbiosa e ammiriamo il paesaggio mozzafiato sotto di noi.
Per scendere optiamo per la via più veloce: di corsa lungo uno dei fianchi della duna. Un'esperienza di pura adrenalina che ci ha dato l'impressione di spiccare il volo ... arrivati alla base ci è toccato l'arduo compito di togliere la sabbia dagli indumenti e dalle scarpe – ne ho tenuta un po’ come souvenir ! - Dopo questa meravigliosa esperienza, proseguiamo verso Soussusvlei dove arriviamo verso l'ora di pranzo. Nel percorrere gli ultimi 4 chilometri che ci separano dal pan di Hidden Vlei decidiamo di utilizzare il nostro 4x4, anche se non siamo proprio esperti in questo genere di fondo stradale. In un paio di occasioni ci insabbiamo ma dopo alcune manovre riusciamo a proseguire; i meno temerari possono utilizzare delle jeep-navetta a pagamento, che però sfrecciano a tutta velocità nonostante dossi e buche profonde per la gioia dei passeggeri che strillano come forsennati !
Pranziamo all'ombra in un'attrezzata area pic-nic; il cestino preso in hotel non è proprio il massimo della delizia, se non altro dividiamo i nostri sandwiches con i numerosi uccellini che popolano gli alberi attorno a noi.
Fa molto caldo, ma siamo qui e non possiamo non visitare Dead Vlei. Le nostre cartine segnano l’ingresso in punti diversi ( e opposti ), così dopo aver chiarito la questione e aver percorso inutilmente diversi chilometri, arriviamo nel punto esatto dove parcheggiare la jeep. Io e Alice restiamo nei dintorni dell’auto ( per fortuna c’è un po’ di ombra ), mentre gli altri tre membri del gruppo intraprendono la camminata. A giudicare dalle foto il posto era molto suggestivo, peccato che la temperatura proibitiva non abbia permesso una sosta prolungata e i nostri avventurieri siano tornati indietro esausti e con un principio di disidratazione. Vero Alex ?
La levataccia di questa mattina, il gran caldo e i tanti chilometri percorsi, ci mettono KO. Sulla strada del ritorno facciamo solo qualche breve sosta, tuttavia oramai la luce non permette grandi scatti fotografici quindi decidiamo di rientrare al lodge. La visita al canyon sfuma, ma nessuno doi ha dimostrato particolare interesse o forse la stanchezza ha avuto la meglio …
Relax, cena idilliaca e poi tutti a dormire.

 

12 Agosto 2009

Ci alziamo con tranquillità e ci godiamo la colazione ad una temperatura decisamente più piacevole di ieri, ci rilassiamo osservando lo spettacolo della natura che ci circonda, in particolare un gruppetto di uccellini che si avvicina furtivamente al nostro tavolo. A malincuore lasciamo questo paradiso per intraprendere il viaggio verso la prossima meta: Swakopmund.
Lungo la C19 facciamo una sosta a Solitaire per fare il pieno di benzina d’obbligo e per assaggiare il proverbiale strudel che viene preparato nel panificio adiacente; là acquistiamo anche del buonissimo pane appena sfornato.
Dopo questa pausa gastronomica proseguiamo verso al Kuiseb Pass e da là prendiamo la C14. La strada offre scorci interessanti e le soste per immortalare il paesaggio sono innumerevoli. E’ proprio durante una di queste che accade l’impensabile; se molti turisti raccontano di brutte esperienze con la foratura dei pneumatici, noi possiamo vantarci di aver superato una difficoltà peggiore: siamo rimasti chiusi fuori dall’auto con le chiavi inserite nel quadro ! Fortunatamente il portellone posteriore del pick-up non era bloccato, quindi ho potuto reperire il cellulare che, per qualche misterioso motivo, non era assieme al resto della roba sui sedili. Per avere campo sono costretta a salire una collinetta e solo dopo alcune telefonate con il noleggiatore, ho avuto l’ok per rompere il vetro posteriore sinistro, che avremmo sostituito il giorno successivo a Walwis Bay. I 100 km. che ci separano dalla destinazione finale sono memorabili: riusciamo a passare quasi indenni attraverso una tempesta di sabbia ( sferzante contro la parte senza vetro, ovviamente ) solo grazie all’aiuto di un parasole e di entrambe le braccia ho creato una sorta scudo per evitare che la sabbia penetrasse nell’abitacolo. Arrivati a Walwis Bay, oramai al tramonto, ci siamo sentiti osservati da passanti e automobilisti. Chissà cosa sembravamo … ad una richiesta di informazione stradale, una signora ha fatto a finta di non vederci ed ha accelerato il passo! Riusciamo comunque ad arrivare a Swakopmund dove abbiamo prenotato alla Guest House Atlantic Villa. Sono le 18:00 ed in giro non si vede anima viva, nonostante tutto troviamo l’indirizzo al primo tentativo; siamo capitati in una zona di periferia e questo non è confortante. Fortunatamente abbiamo a disposizione un garage con cancello + guardia notturna al quale lasciamo una lauta mancia. Ora che la macchina è al sicuro e ci siamo sistemati nelle nostre stanze, ci prepariamo per un buon pasto caldo. Per puro caso di fronte a noi si trova un ristorante ( l’unico nei paraggi ) che raggiungiamo di corsa per evitare il congelamento. Il Wreck è una vera sorpresa: il locale è molto accogliente e si mangia benissimo. Motivo in più per prenotare per la sera successiva …
La giornata di oggi è stata sfibrante ma si conclude con la consapevolezza che, nonostante tutto, in questo frangente negativo della vacanza la fortuna ci ha assistito. Questo ci fa ben sperare per i giorni successivi.

 

13 Agosto 2009

La mattinata di oggi prevede un’escursione in barca alla baia di Walwis Bay con Mola Mola Tours   ( prenotata via internet alcune settimane prima di partire ). Ci svegliamo abbastanza presto, dobbiamo portare l’auto a far sostituire il vetro rotto – a ripensarci è una coincidenza favorevole: questa è l’unica tappa del viaggio dove l’auto sarebbe rimasta inutilizzata per mezza giornata ! in altri posti avremmo dovuto rinunciare a visitare qualcosa …- Alla GP-GlassScreen sono così cortesi da accompagnarci / venire a prenderci al molo. Alle 9:00 si procede con l’imbarco: il momento è topico in quanto si “studiano” le nazionalità degli altri passeggeri e la sorte ci abbina ad una famiglia inglese e a tre cinesine ( che incontreremo successivamente in altre occasioni ). A parte il mal di mare patito da molti occupanti, la gita è stata molto piacevole e ci ha permesso di osservare da vicino varie specie di mammiferi e uccelli, in particolare i fenicotteri rosa che vivono nelle acque della baia di Walvis. Alice ha molto apprezzato l’arrivo di un paio di leoni marini ”saliti” sulla barca per pasteggiare con i gustosi pesci offerti dallo skipper. Questo è considerato il clou dell’escursione, assieme ai due vassoi di ostriche e vino frizzante offerti alla fine del giro. Alle 12:30, come pattuito, un addetto dell’officina viene a prenderci e ci accompagna a ritirare la nostra jeep rimessa a nuovo ( N$ 900 ).
A questo punto cerchiamo un posticino dove mangiare qualcosa e lo troviamo in centro. Approfittiamo poi per fare un giretto per negozi, ma non troviamo nulla di particolarmente attraente. Resta poi il fatto che nelle città namibiane abbiamo la perenne sensazione di essere seguiti da personaggi malandrini oppure di essere osservati come possibili prede ( la paura del furto è sempre in agguato, dopo l’esperienza schivata in un negozio di libri a Windhoek – dove siamo stati allertati da una commessa - ).
Prima di rientrare a Swakopmund facciamo una lunga sosta ai piedi della bellissima Duna 7. Abbiamo tutti bisogno di rilassarci ( c’è anche chi deve riprendersi dai postumi del mal di mare ) e questo posto solitario e silenzioso fa al caso nostro. Ogni tanto qualche sand-surfer fa la sua apparizione in cima alla duna ma la performance in discesa non è degna di nota.
Nessuno ha voglia di visitare il centro di Swakopmund; peccato ne ho sentito parlare bene, ma effettivamente è troppo propinare al gruppo lo “stress da città” per due volte nella stessa giornata …
Cena ( ottima ) al ristorante “Wreck”.

 

14 Agosto 2009

Anche questa mattina abbiamo la sensazione di essere gli unici ospiti della Guest House. Alle 7:30 ci presentiamo nella sala-colazione ed è tutto a nostra disposizione; peccato che dalle grandi finestre non si possa godere di un bel panorama, causa la nebbia ed i numerosi cantieri.
Prima di lasciare l’Atlantic Villa diamo un ultimo sguardo al salone arredato con numerosi oggetti etnici che si accostano sapientemente all’arredo di design e ai divani bianchi, sicuramente di gran gusto, peccato che chi gestisce la struttura non dedichi la stessa cura e attenzione all’accoglienza del cliente: la perenne sensazione di freddezza è palpabile dal primo momento che si varca l’ingresso. In perfetta sintonia con il clima gelido - e umido- di queste parti.
Caricati i bagagli, partiamo. La nostra direzione è ancora verso nord: il Damaraland. Percorriamo fino a Henties Bay la C34; passando lungo la Skeleton Coast non mancano le occasioni per vedere da vicino alcuni relitti, purtroppo il tempo è inclemente e soffia un forte vento, quindi le soste si riducono ai minimi termini. Forse è per questa ragione, unita al fatto di non volere prolungare ulteriormente la strada, che evitiamo di proseguire fino a Cape Cross: le colonie di leoni marini faranno a meno di noi. Un po’ mi dispiace perché questa è una delle mete più nominate nei diari di viaggio scritti sulla Namibia di cui ho letto … in compenso, per consolarmi, penso che ci siamo evitati il forte odore di guano che assale i visitatori appena scendono dall’auto.
Proseguiamo dunque verso l’interno sulla C35 che conduce fino a Uis dove è doverosa una sosta al distributore. Il paesaggio fin qui si presenta piuttosto anonimo, ma arrivando dal Namib è difficile reggere i confronti. A Twyfelfontain arriviamo alle 15:30; siamo un po’ in anticipo sulla tabella di marcia ma per fortuna le stanze sono già pronte quindi scarichiamo i bagagli e ci sistemiamo. In questo posto ci staremo altre due notti; le camere sono piuttosto spartane, ma sono pulite. Io e Alice abbiamo un piacevole ricordo della mini-cioccolata Ritter trovata sui comodini come omaggio di benvenuto !
La struttura della hall e del ristorante, separata dai vari bungalows dove si trovano le stanze, è molto ben inserita nel paesaggio naturale circostante composto in prevalenza da rocce, il parcheggio è dislocato ben distante e questo lo rende ancor più selvaggio. Fatto il consueto giro di ricognizione dal bar alla piscina, prendiamo alcune brochure turistiche che illustrano i vari tours / visite guidate, anche se noi anche questa volta preferiamo il fai-da-te. Decidiamo di fare un giro in auto nei dintorni, almeno per vedere un altro dei magici tramonti africani. Nel rientrare al lodge, imbocchiamo per curiosità una stradina e capitiamo nei pressi di una pista di atterraggio per piccoli aerei a motore: ecco da dove partono molte delle escursioni proposte dai volantini visti poco prima.
Verso le 18:30 siamo a tavola. La sala ristorante è totalmente aperta e spira una brezza niente male; in effetti la temperatura qui al nord è più gradevole e calda rispetto ai primi giorni di vacanza trascorsi al sud. Il buffet è ricco e tutti trovano appagamento gastronomico.
Causa stanchezza ci ritiriamo prestino; Giuliano e Ornella, invece, partecipano alla serata musicale organizzata dopo cena.

 

15 Agosto 2009

La nostra giornata inizia presto: alle 7:30 siamo già a fare la colazione.
Oggi il nostro programma non prevede grandi spostamenti ma, vista l’abbondanza del buffet, decidiamo di prepararci alcuni panini e frutta da portare negli zaini. Nei dintorni ci sono alcuni luoghi menzionati su guide e mappe che dovrebbe valere la pena di (non)vedere: Organ Pipes ( restiamo delusi, forse le nostre aspettative non erano di trovarci ad ammirare delle “Canne d’Organo” rocciose di misura così insignificante …be’ è anche vero che non siamo al Mt. Rushmore ) – Burnt Mountain ( vista a quest’ora del mattino non ha nulla di particolare – bisogna venire a visitare questo posto all’alba o al tramonto per ammirare i favolosi colori della montagna). Un po’ sconsolati per la scarsità di panorami degni di questo nome, andiamo a Twyfelfontein per una visita alle pitture rupestri. Non essendo appassionata del genere, mi sono aggregata al gruppetto della visita guidata con malcelato disinteresse; devo ammettere, invece, che grazie alla bravura della nostra guida, ho trovato molto interessate ammirare le incisioni incontrate lungo i sentieri. Dopo un’oretta di percorso culturale ( durante il quale abbiamo incontrato le cinesine del Mola Mola, sempre super-agguerrite con le loro macchinette fotografiche ), ci sentiamo particolarmente desiderosi di esplorare il Damaraland così decidiamo di andare verso nord, direzione Sesfontein. Dopo un’ottantina di chilometri raggiungiamo Palmwag, intorno a noi solo una distesa di terra aspra e brulla, di animali nemmeno l’ombra e le persone che si incontrano sono pochissime. E’ quasi l’ora di pranzo e la voglia di stare in auto è diminuita, facciamo quindi un ennesimo pieno di benzina e decidiamo di ritornare indietro. Poco dopo intravediamo l’insegna del Palmwag Lodge quindi ci balena l’idea di provare ad entrare e vedere se si riesce a mangiare qualcosa. Il posto è molto carino; dà quasi l’idea di essere in un’oasi nel deserto, ci accomodiamo quindi a bordo piscina sotto un ombrellone e ci deliziamo i palati con delle buonissime insalate con pollo e delle gustose patatine. Il clima è molto disteso e tranquillo; c’è un bucero dal becco giallo che gironzola nel giardino per farsi ammirare … un turista vicino al nostro tavolo, equipaggiato come un professionista di National Geographic, gli fa un autentico servizio fotografico.
Nel tragitto di ritorno facciamo un fugace incontro con una famiglia di babbuini; per fotografarli abbaiamo l’audacia di entrare con la jeep nel letto secco di un fiume. Ci è mancato davvero poco che restassimo insabbiati ! Poco più tardi, inaspettatamente, anche un branco di kudu si offre alla nostra vista. L’incontro più interessante però lo abbiamo fatto passando in uno di quei villaggi che spesso si trovano qui in Africa: un agglomerato di baracche che sembrano cadere da un momento all’altro ( fra queste una scuola si vede sempre ). Un gruppetto di bambini è intento a giocare, ma non appena vede la nostra auto rallentare, si precipita verso di noi; tutti sono scalzi e vestiti con stracci ma sembrano davvero felici: siamo circondati. Diamo loro tutto quello che possiamo: i panini, la frutta e dell’acqua, ci fanno le feste e scattiamo delle foto per immortalare il momento. Siamo un po’ sconvolti ma contenti; questo episodio ci dà lo spunto per riflettere che per essere felici basta davvero poco !
Rientriamo al Lodge in tempo per rinfrescarci e prepararci per andare a cena.

 

16 Agosto 2009

Sveglia e colazione con calma. La nostra prossima meta è Vingerklip e non si tratta di un lungo trasferimento. Pochi chilometri dopo il Lodge, facciamo una fermata per vedere la Petrified Forest; si tratta di un interessante percorso con guida che mostra numerosi tronchi pietrificati risalenti a 250/300 milioni di anni fa.
Proseguiamo sulla C39 e, arrivati nella cittadina di Khorixas ci fermiamo al distributore. Facciamo anche alcuni acquisti nel vicino supermercato. Usciti dall’area urbana approfittiamo di un tavolo pic-nic all’ombra per mangiare il nostro pranzo al sacco, compresi i panini “trafugati” dal buffet della colazione.
Arriviamo al VingerKlip Lodge nel primissimo pomeriggio e ci sistemiamo nelle nostre stanze. Questa volta condividiamo con Giuliano e Ornella lo stesso bungalow. Bellissimo il posto, stupendo il panorama ( assomiglia vagamente alla Monument Valley vista in Arizona ) e le camere sono spettacolari. Ho l’impressione che qua ce la godremo parecchio. Visto il clima di relax che incombe su di noi, prendiamo posto a bordo piscina; l’acqua è piuttosto fredda ma alcuni temerari ne approfittano ugualmente. Meraviglioso !
Grazie al binocolo prestatoci da una coppia di turisti italiani vediamo con emozione le prime giraffe. Notiamo poi che attorno ai bungalow svolazzano indisturbati numerosi pappagallini colorati, davvero belli.
Questo posto è senza dubbio il più suggestivo di tutta la vacanza, non solo perché ha rappresentato una parentesi di autentico relax prima dell’ingresso a Etosha. Il panorama naturalistico che si può ammirare è veramente unico, soprattutto per chi non ha paura di salire sulla sommità della rocca situata a fianco del Lodge( il mio tentativo di salire la scala – tipo quelle antincendio – è fallito miseramente, causa forte attacco di vertigini, di cui peraltro non ho mai sofferto ). In cima comunque si trova un secondo ristorante a disposizione degli ospiti e su prenotazione. Non abbiamo quindi appurato se mangiare lì ne valesse la pena, ma credo di sì in quanto il ristorante principale del Vingerklip Lodge è in assoluto quello che ci ha più deluso ( dopo quello del Terra Africa ): buffet poco assortito e non all’altezza di tutto il resto …
Prima di ritirarci nelle nostre stanze definiamo con la guida gli ultimi dettagli sull’escursione al villaggio Himba prenotata per il mattino successivo.

 

17 Agosto 2009

Oggi trasferimento verso Fransfontein / Kamanjab con partenza alle 8:00. Per la gioia di Alice la nostra guida Walter porta con sé il suo cane Blade ( un simpatico Jack Russell che coccoliamo a turno ); con lui a bordo jeep, le quasi tre ore di viaggio passano molto velocemente… la giornata è meravigliosa e calda.
Il villaggio Himba è “affiancato” da una farm gestita da una famiglia di tedeschi, e già questo fa immaginare che non si tratti di un’autentica comunità. Questo popolo ha in effetti la caratteristica saliente di essere semi-nomade. Durante il tragitto cerco di farmi spiegare da Walter ciò che andremo a vedere. Siamo molto curiosi di conoscere da vicino questa tribù e coviamo in noi la speranza di non essere diretti nel classico “turistificio”, ma rappresenti un’opportunità soft per conoscere da vicino gli Himba e il loro modo di vivere. Francamente non ho idea di dove vadano a finire i lauti proventi di questi tours ma visto il loro costo spero vadano in buone mani !
Arrivati alla farm veniamo accolti calorosamente dalla proprietaria che ci accompagna in una sorta di “distaccamento” dove sorgono varie capanne. Molte donne e numerosi bambini ci vengono incontro e ci salutano con affetto, intanto l’attività del villaggio ferve ( chi accende il fuoco, chi cucina, chi governa gli animali ), di uomini invece nemmeno l’ombra.
All’inizio un senso di disagio ci travolge: siamo solo noi gli intrusi e questo ci mette in leggero imbarazzo, che però pian piano scompare quando alcune ragazze Himba ci invitano a scattare foto, mettendosi pure in posa. La loro curiosità di vedere poi il risultato sul display della macchina ci lascia esterrefatti; da ciò si capisce che hanno più dimestichezza con la tecnologia di quanto non abbiano molti di noi ( una di loro è stata colta in flagrante mentre inviava furtivamente un sms ! ).
Abbiamo comunque un bel ricordo di quell’esperienza anche perché, da un punto di vista fotografico, è stata molto soddisfacente.
Pranziamo nella veranda della fattoria a base di torte salate e pollo; qui facciamo il secondo incontro con la coppia di olandesi visti al Palmwag. Questa volta il nostro interlocutore apre il pc portatile e ci mostra alcuni scatti fatti nei giorni precedenti: bellissime foto ! Visto il grande interesse mostrato da Alex, l’olandese sfoggia le sue abilità con Photoshop e ci spiega di esserne grande appassionato, dopotutto questo è anche il suo lavoro… restiamo sbalorditi nel vedere, in diretta, come un’immagine cambi totalmente rispetto allo scatto originale.
Sicuramente i viaggiatori più avventurosi proverebbero il massimo disdegno nel vedere una tribù africana in questa maniera; ma considerando la remota possibilità di incontrarli e avvicinarli per caso, a noi, tutto sommato, questa soluzione sembra essere un ottimo compromesso.
Rientriamo al Lodge verso le 16:30.
Durante la cena facciamo conoscenza con una coppia di Trento che sta facendo il giro inverso e quindi ha già visitato il parco di Etosha e ai quali ovviamente rivolgiamo svariate domande. Ci scambiamo quindi reciproci consigli / suggerimenti sulla prossima meta, poi ci salutiamo e ce ne torniamo nei nostri bungalow per un sonno ristoratore.

 

18 Agosto 2009

Nuvoloso. Facciamo colazione con calma e ci intratteniamo con due coppie di Mondovì che ci raccontano le loro avventure namibiane.
Oggi lasciamo il Lodge e al check-out ho un piccolo scambio di battute con la burbera tipa della reception: l’oggetto del mio disaccordo è un poster che pubblicizza “ stay 2 nights at the Lodge and you get a free trip to Himba Village”. In realtà nel conto finale ci ritroviamo addebitati N$2.100 ( € 190 a coppia ) per l’escursione del giorno precedente. Pur non sollevando polemiche, ma chiedendo solamente lumi, sono stata liquidata con un secco “You booked it some weeks ago and this is the rate you have to pay” … non potevamo aspettarci altro da un ufficio dove è ben in vista un cartello ironico che avvisa: “se hai qualcosa da lamentarti oggi, è tardi: dovevi farlo ieri !”
Oggi finalmente partiamo alla volta di Etosha. La nostra prossima prenotazione è stata fatta all’interno del parco, nel Rest Camp di Okaukuejo. Sosta a Outjo per rifornimento, acquisto generi alimentari presso un market ed in farmacia per dei repellenti contro le zanzare.
All’ora di pranzo siamo già in coda al check-in di Etosha( entrata sud – Anderson Gate ). Sbrigate le “formalità” d’ingresso e presa visione delle regole di comportamento, decidiamo di non perdere tempo e di fare subito il nostro primo safari, non prima però di aver mangiato i panini al formaggio acquistati poco prima.
Mappa alla mano, visitiamo tutte le pozze d’acqua ( è qui che si concentra il maggior numero di animali ), che troviamo lungo il percorso segnato, tra tutte quella che ci regala le più belle emozioni è quella di Newbrownii, poco lontana da Okaukuejo. Là abbiamo potuto ammirare i primi splendidi esemplari di fauna locale: gazzelle, orici, zebre, giraffe, kudu e struzzi. La comparsa dell’elefante è da considerarsi in assoluto il momento clou del nostro giro: quell’essere maestoso nell’avvicinarsi, all’acqua fa inizialmente fuggire tutte le bestie presenti, che poi pian piano riprendono timidamente possesso del territorio, nella speranza di non disturbare il grande mammifero. Ci riteniamo molto fortunati di aver fatto un simile avvistamento; più tardi, nel ripassare dalla stessa pozza, c’era solo qualche springbok.
Purtroppo è impossibile sapere con anticipo dove dirigersi; è unicamente questione di fortuna. Qualche auto ferma lungo la strada o nei pressi di una pozza è un buon inizio e significa: c’è qualche cosa d’interessante da vedere. Per l’avvistamento del leone o del rinoceronte abbiamo seguito questo accorgimento. Una delle raccomandazioni, per questioni di sicurezza, è quella di non scendere mai dal mezzo su cui si viaggia; anche se all’inizio mi sembrava impossibile sottostare a questa regola, ci siamo resi conto che non se ne sente assolutamente la necessità ( a parte nelle aree apposite destinate a pic-nic e toilette, ovviamente ).
Oltre a varie specie di mammiferi, sono interessanti gli avvistamenti di numerose varietà di uccelli e rapaci.
Usciamo prima dell’orario di chiusura del parco e finalmente andiamo a sistemarci nei nostri bungalow; questa volta quello dei nostri amici è ubicato in una zona completamente diversa e distante dal nostro, quindi li accompagniamo in auto. Il bungalow che abbiamo prenotato, è il Walterhole Chalet, una vera chicca immersa nel verde e a due passi dalla pozza d’acqua artificiale (illuminata anche di notte).
Alle 18:30 ci ritroviamo a cena. Buono il buffet; rincontriamo diverse facce viste nei precedenti Lodge e fra questi anche il “mago” di Photoshop olandese al quale mostriamo le nostre foto scattate nel pomeriggio.
Prima di ritornare in stanza passiamo dalla pozza illuminata, così abbiamo un’altra occasione per osservare rinoceronti ed elefanti.

 

19 Agosto 2009

Sveglia e colazione alle 06:30, check-out e partenza per Halali. Per percorrere i 70 chilometri che separano i due rest-camps impieghiamo poco più di tre ore; non possiamo infatti perderci altre occasioni per esplorare ogni deviazione evidenziata sulla mappa. Il parco Nazionale di Etosha con i suoi 5000 kmq è in gran parte costituito da una vastissima depressione salina, detta Pan. La strada principale, che attraversa la riserva, costeggia per buona parte questa grande area di colore bianco e il contrasto cromatico con il resto del paesaggio è unico. Oramai abbiamo fatto l’abitudine alla presenza degli animali della savana e le occasione per scattare foto non si contano quasi più… le giraffe restano comunque le mie predilette !
Visitiamo tutte le pozze d’acqua segnalate sulla guida, in particolare quelle famose per la presenza di felini. Consci del fatto che sono necessari appostamenti e pazienza infiniti, e il tempo a nostra disposizione è quello che è, ci limitiamo a un fugace passaggio ( restando sempre seduti in auto ).
Arriviamo a Halali giusti per pranzo. Dopo un abbondante pasto a buffet nel ristorante del campo, bighelloniamo per i negozi a caccia di cartoline. Iniziamo anche a sentire i postumi della levataccia di oggi, così approfittiamo di un po’ d’ombra per rilassarci: c’è chi si sdraia e prova a riposare e chi, come me, trova la voglia per iniziare a scrivere le cartoline appena acquistate… Prima di ritornare verso Okaukiejo non possiamo fare a meno di fare una capatina alla pozza di Goas, rinomata per la massiccia presenza di varie specie; purtroppo, con grande disappunto, non avvistiamo nemmeno un animale.
Oramai sta calando la sera ed è quasi ora di chiusura del parco; quando giungiamo all’Etosha Safari Lodge, pochi chilometri fuori da Andersson Gate, è quasi buio. La scelta di questo Lodge è stata obbligata: trovare posto all’intero del Parco è stato un terno al lotto, nonostante le prenotazioni siano state fatte con svariati mesi di anticipo. Dopo una permanenza in lista di attesa assai lunga, l’unico posto che abbiamo potuto ottenere è stato al Camp di Okaukiejo e solo per una notte, da qui il nostro “ripiego” su una struttura all’esterno di Etosha. Il lodge è di nuovissima costruzione e molti lavori sono ancora in fase di completamento. La struttura è composta da un corpo centrale dove si trovano reception e ristorante, mentre le stanze sono ubicate in cottages disseminati nel vasto parco che circonda il Lodge. Molto bello e accogliente, peccato che la nostra permanenza qui sia brevissima: domani si riparte. Dopo un’ottima cena ci ritiriamo per un ritemprante sonno.

 

20 Agosto 2009

I nostri ritmi di questo inizio giornata sono blandi; l’atmosfera di relax che aleggia in questo posto è messa in risalto dallo spettacolare panorama che si domina. Il Lodge è situato su una piccola altura e la valle sotto di noi è davvero incantevole, complice anche la luce particolare del mattino. Colazione verso le 7:30, acquisto degli ultimi francobolli e spedizione cartoline.
Rientriamo a Etosha. Facciamo sosta a Okaukiejo per il pieno e con l’occasione passiamo dalla pozza artificiale per un ultimo saluto; siamo fortunati perché a quell’ora è piena di animali, compreso un bell’esemplare di elefante.
Riprendiamo il nostro viaggio verso Halali e quindi Namutoni. Quest’ultimo percorso nella riserva ci regala molte emozioni: l’avvistamento in lontananza di due leoni e quello di un paio di rinoceronti che ci attraversa la strada sono senz’altro i momenti più elettrizzanti.
Pranziamo in un’area pic-nic a metà tragitto, tenendo comunque alta la guardia ( non si sa mai che non salti fuori qualche animale … ), ci fa compagnia un nutrito gruppetto di turisti nord-europei di mezza età attrezzati con jeep e tende da campeggio.
Oramai la nostra visita a Etosha sta per terminare definitivamente. Usciamo e ci dirigiamo verso il Mokuti Lodge, dove giungiamo alle 17:30. Questa rappresenta, a mio avviso, la sistemazione più lussuosa di tutta la vacanza; a noi viene assegnata la Safari suite che, come tutte le altre stanze, è dislocata in un cottage circondato da un bellissimo giardino esotico. Non sembra nemmeno di essere in Africa, ma su qualche isola caraibica, piuttosto. L’unico neo è la presenza di qualche zanzara ( le prime incontrate sin d’ora ).
Cena superlativa ma non so dire se questa considerazione sia influenzata dal fatto che negli ultimi giorni la qualità del cibo sia stata scadente; il buffet metterebbe in tentazione anche i più schizzinosi e noi non ci tiriamo indietro su nulla: il pane è una vera specialità, il resto anche meglio.

 

21 Agosto 2009

Colazione di primo mattino. Verso le 8:30, dopo aver un po’ giocato con dei simpatici scoiattoli presenti in giardino, partiamo: destinazione Otjiwarongo.
A Tsumeb ci fermiamo a fare benzina; dato che siamo a corto di contanti cogliamo l’occasione al volo per cercare un bancomat, servizio assai raro da queste parti. Purtroppo in questo posto abbiamo un’altra disavventura: mentre siamo allo sportello due tizi si avvicinano inaspettatamente con la scusa di aiutarci ed in pochi secondi si crea il caos più totale ( sembra che dopo la nostra tessera abbiano infilato un altro badge nella fessura … ). La nostra amica alla fine riesce a interrompere la procedura annullando l’operazione e riprendendosi il proprio bancomat. Poiché la banca è aperta, allertiamo un funzionario del fatto appena accadutoci, poi ci facciamo aiutare a fare il prelievo; inutile dire che dei malintenzionati e delle altre persone che ci avevano circondato non c’era più traccia… da sottolineare il fatto che poi ogni banca ha una guardia che piantona l’ingresso ! Nel dubbio che siano riusciti a clonare la carta, telefoniamo in Italia per bloccarla. Non si sa mai !
Arrabbiati ed amareggiati per quanto accaduto, decidiamo di non fare altre soste.
Giungiamo al Frans Indongo Lodge nella tarda mattinata. Il posto è accogliente e tranquillo, in mezzo alla savana. C’è una bella piscina, quindi trascorriamo il pomeriggio godendoci il sole e rilassandoci. Programmiamo la visita al Cheetah Conservation Fund per il giorno successivo.
Ceniamo al lodge al tepore del camino acceso.

 

22 Agosto 2009

Dedichiamo la mattina alla visita del CCF, che raggiungiamo dopo circa un’ora di macchina. Il Centro è molto attrezzato e prima di iniziare il percorso in jeep per vedere i ghepardi, ci viene mostrato dalla guida un filmato che spiega ogni cosa su questi felini: molto interessante.
Poi veniamo accompagnati nella riserva dove vivono alcuni esemplari femmine di ghepardo. E’ un’occasione unica per ammirare da vicino queste bellissime bestie; assai raro è incontrarle nel loro habitat naturale, visto che stiamo parlando di animali in via di estinzione. Dopo questa interessante esperienza, decidiamo di rientrare al Lodge; oramai la vacanza è agli sgoccioli e francamente iniziamo a sentire quella “stanchezza” che accompagna inesorabilmente i giorni che precedono il rientro.
Relax in stanza seguita da una deliziosa cena; questa volta un nutrito gruppo di connazionali ci regala un “sottofondo” degno di un’osteria milanese e anche questo ci fa ricordare che domani sarà proprio il nostro ultimo giorno in Africa.

 

23 Agosto 2009

Colazione abbondante e partenza per Windhoek. Di comune accordo, la nostra unica tappa prima di arrivare nella capitale è per vedere il mercato di Okahandja. La cittadina non è particolarmente attraente e moderna, ma lungo Main Street vi si trova la vera attrattiva turistica; non è che sia molto invitante a dire il vero … Il mercato consta in una serie di capanne / tende sotto le quali sono esposti articoli vari: dal vasellame ai tappeti, dalle sculture di legno alla bigiotteria.
Prima di inoltrarci nel caos del mercato dobbiamo fare i conti con la fame e per seconda cosa, ma non meno importante, con il bagagliaio della nostra auto che contiene tutti i nostri averi, essendo stipato di valigie. Troviamo facilmente una soluzione al primo problema e automaticamente risolviamo anche il dilemma del parcheggio, c’è pure un addetto alla sorveglianza ( speriamo in bene, comunque dalla veranda del ristorante dove ci troviamo, si riesce a vedere bene la nostra auto ! ).
Terminato il pranzo ci buttiamo nella mischia, non tanto per il numero di turisti presenti ( a quell’ora molto esiguo ) ma per i venditori che si assiepano attorno a noi per proporci la loro merce. Ad ogni bancarella non si riesce ad avere un po’ di quella tranquillità, necessaria per un acquisto sensato. Ad un certo punto la sensazione di essere braccati unita al caldo insopportabile e certi odori che si respirano sotto le tende, ci mandano in esasperazione. Il prezzo degli articoli è esiguo ed in molti casi dubito fortemente che la provenienza sia originale africana, così cerco di scovare un Made In China senza però scovarlo … Ogni tanto troviamo i nostri amici che ci aggiornano su quello che hanno visto e vorrebbero comperare. Noi alla fine, acquistiamo dei contenitori di legno, da utilizzare come centrotavola, due giraffe alte circa 1 metro l’una, bigiotteria varia, collana himba, elefanti di legno. Quasi tutti gli oggetti sono per regalare, a parte le giraffe. Per quest’ultime si pone il problema del trasporto aereo, dato che in valigia non ci stanno, ma a questo penseremo poi Da segnalare che abbiamo praticamente barattato gli acquisti con molti capi di abbigliamento che avevamo in valigia ( molti dei quali non lavati ); non per nostra iniziativa ma su insistenza di alcuni venditori “innamorati” delle scarpe da ginnastica di Alex; una cosa tira l’altra e ci ritroviamo a distribuire magliette e pantaloncini a destra e a manca. Con lo spazio in più nelle valigie riusciamo a sistemare agevolmente quasi tutti gli acquisti. Mentre armeggiamo nel bagagliaio per mettere a posto la nostra roba, assistiamo a un tentativo di furto ai danni di una famiglia di italiani: un gruppetto di ragazzi locali, con il solito trucchetto della confusione, cercano di sfilare il portafoglio dalla tasca posteriore dei pantaloni dell’uomo, che si accorge ed inizia ad inveire contro il branco che dapprima nega il fatto ma poco dopo si dilegua…
Sazi di acquisti e di realtà urbana torniamo in strada e percorriamo i 70 km. che ci separano da Windhoek. Lasciamo tutti i bagagli al Terra Africa e, mentre Ornella e Alice rimangono in albergo, noi andiamo a riconsegnare la macchina al noleggiatore, che ovviamente all’orario pattuito non è in ufficio e si presenta dopo una telefonata di sollecito. L’iter burocratico, come per la consegna, è lento all’inverosimile ( altro che servizio Avis / Hertz ); il tipo controlla meticolosamente la jeep, cerchiamo pure di farci rimborsare la spesa sostenuta per la sostituzione del vetro, ma senza successo ovviamente !
Terminata la lunga ed estenuante pratica, con ennesima compilazione di scartoffie, ci facciamo riaccompagnare all’hotel e ci accordiamo per il trasferimento in aeroporto per il mattino successivo.
Ultima cena al Terra Africa a base di (non)vegetarian soup; la minestra più disgustosa, salata e a base di salsiccia, wurstel e non sappiamo che altro … da dimenticare, insomma. Segnaliamo la cosa all’unica persona che si vede in questa guest-house - sia alla reception che in sala ristorante - la quale si scusa, ma oramai è tardi e non ci resta che saziarci di pane. Al poveretto chiediamo poi di prepararci dei cestini della colazione, dato che l’indomani dobbiamo lasciare le stanze all’alba.
Ci ritiriamo poi nelle nostre stanze per preparare definitivamente i bagagli e riposare il più possibile: domani ci aspetta il lungo trasferimento verso casa.

 

24 Agosto 2009

Alle 5:00 siamo svegli; tra poco dovrebbe arrivare il simpaticone del noleggio che ci accompagnerà all’aeroporto. Iniziamo a preoccuparci perché nessuno si materializza, così prendo il telefono e provo a chiamare lo sciagurato: si era addormentato ! Quest’ultimo aspetto decreta la compagnia di noleggio NCR – Namibia Car Rental - come la peggiore mai utilizzata in tanti anni di viaggi ( l’unica attenuante è che ci troviamo in un paese non propriamente evoluto ).
Causa questo ritardo, abbiamo solo il tempo per fare il check-in. Nonostante la fame, non consumiamo la “colazione” contenuta nei cestini. Solo i panini sono commestibili, così regaliamo tutto ad alcuni personaggi che si aggirano lì nei dintorni e che non sembrano essere passeggeri in partenza.
Spendiamo gli ultimi dollari in un bar per una meritata colazione. Abbiamo un diavolo per capello per i fatti accaduti nelle ultime ore !
Finalmente, e con puntualità, inizia l’imbarco Air Berlin: sono le 7:00 di mattina e fra poco più di dieci ore atterreremo a Monaco. Il volo procede regolarmente e, come da programma, arriviamo a destinazione nel tardo pomeriggio.
Ora la voglia di essere già a casa è forte, ma abbiamo altre tre ore di macchina da fare prima di arrivare alla nostra destinazione finale. Stanchi ma felici ripercorriamo con la mente la bellissima vacanza appena conclusa: ora non resta, come sempre, che ricordare le varie tappe di viaggio guardando le tantissime foto scattate nelle ultime settimane appena trascorse. Chissà se anche a noi verrà il “mal d’Africa” …

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Foto e racconti di viaggio

Chi siamo

Alessandro (classe 1967) Appassionato di viaggi, fotografia e meteorologia.

Alice (classe 2003) Piccola esploratrice (munita di passaporto già dalla tenera età) e fotografa in erba.

Elisabetta (classe 1969) Amante dei viaggi, dell'organizzazione e della pianificazione degli stessi. Fotografa per caso con predilezione per il black&white.

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